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Forze scemate, armi spuntate, vigore prosciugato e rifornimenti esauriti: così altri potranno avvantaggiarsi della tua debolezza e insorgere contro di te. Allora, anche se disporrai di consiglieri capaci, le cose non potranno più volgersi in tuo favore.
Ubaldini, Roma 1990
Ubaldini, Roma 1990 Con questa legge torna il concetto dell’obiettivo primario che Sun Tzu attribuisce all’ingresso in guerra: ciò che importa è la vittoria definitiva. Se le forze diminuiscono e il filo della spada è rovinato, a causa delle perdite e delle fatiche dei combattimenti, ci si troverà esausti. Inoltre, se le operazioni militari si prolungano senza risultati, il nemico ne approfitterà. A proposito nei classici cinesi Annali di primavere e autunni si legge testualmente: “la guerra è come il fuoco, se non viene fermata, consumerà se stessa”. Nella stessa opera le armi sono considerate strumenti di sventura, e si ricorda che ricorrervi per lunghi periodi di tempo porta calamità: “colui a cui piace combattere portando allo stremo i suoi uomini, perirà certamente”.
Bur, Milano 2006 Parlando di “vigore prosciugato”, di “rifornimenti esauriti”, di “armi spuntate”, Sun Tzu affronta alcune questioni economiche direttamente correlate alla strategia militare. Non bisogna mai dimenticare che l’esercito è soltanto una voce del bilancio statale, da non anteporre alle altre (ragionando diversamente, la sconfitta sarà inevitabile). Si dovrà a proposito essere particolarmente abili nel dirigere i movimenti delle truppe: il fatto che esse possano essere impegnate in una battaglia molto lunga va a detrimento dell’economia statale, per il notevole dispendio di forze che ne consegue. Si consideri anche, per altri versi, che uno stato limitrofo potrebbe trarre vantaggio dalla situazione, e approfittare del fatto che il nostro esercito è impegnato altrove per attaccare di sorpresa. E, quando i confini di uno stato non sono ben difesi, si lascia inevitabilmente via libera al nemico.
Guida Editore, Napoli 2005 Questa legge introduce un elemento essenziale nell’ Arte della Guerra: la connessione tra fattori economici, psicologici e politici. Sun Tzu mette in luce lo stretto rapporto tra politica interna, intesa nel senso più vasto, e politica estera, intesa nella sua manifestazione più forte, quella della guerra appunto. Lo fa analizzando le conseguenze politiche interne e internazionali, in termini di stabilità, prodotte da una guerra che si prolunga: il potere centrale s’indebolisce, emergono la ribellione e gli intrighi, mentre gli stati vicini sono indotti ad approfittare delle difficoltà perché, come sosteneva Henri Kissinger, “gli stati non si amano”. Il pericolo d’instabilità interna era per Sun Tzu un argomento deterrente per impedire che i re decidessero senza troppo riflettere di andare in guerra; in tal modo l’autore mette a fuoco la vera base del potere: il consenso dell’opinione pubblica. Ricordiamo come negli Stati Uniti, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, il prolungarsi della guerra in Vietnam abbia prodotto un forte clima di tensione interna e pericolosi contraccolpi istituzionali (dalla mancata ricandidatura alla presidenza di Lyndon Johnson nel 1968 alle dimissioni cui fu costretto Richard Nixon nel 1974).
Oscar Mondatori, Milano 2003 Secondo Sun Tzu, quando si è impegnati in un conflitto e la vittoria tarda a venire, le armi degli uomini cominciano a spuntarsi, il loro ardore diminuisce e si rischia di esaurire le proprie forze. Allo stesso modo, se la campagna militare si protrae a lungo, le risorse dello Stato finiranno per non essere sufficienti a sostenere lo sforzo. E proprio quando l’ardore è spento, lo sforzo è esaurito e le finanze sono esauste, è facile che pretendenti al potere, nemici interni e stati rivali spuntino da ogni parte per trarre vantaggio dalla difficile situazione. Allora nessun uomo, per quanto saggio, sarà capace di evitare il disastro. In chiave moderna, gli effetti destabilizzanti sul piano interno di una guerra prolungata – quale può ad esempio essere considerata la Guerra Fredda – si sono manifestati nell’ex Unione Sovietica. Qui, soprattutto negli anni ’60 e ’70, il costo per il mantenimento di una forza militare, anche se non impegnata in un conflitto, è risultato intollerabile. L’economia è stata progressivamente distorta fino ad apparire non più in grado né di reggere lo sforzo bellico né di soddisfare le esigenze della popolazione.

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