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Il “Trattato di politica militare” dice: “Quando gli interlocutori non possono udirsi a vicenda, usano tamburi e campane. Quando gli osservatori non possono udirsi a vicenda, usano bandiere e insegne. Grazie ai gong, ai tamburi, alle bandiere e alle insegne, il popolo percepisce con gli stessi occhi e le stesse orecchie. Una volta che il popolo percepisca con gli stessi occhi e le stesse orecchie, come fosse una persona sola, i coraggiosi non avanzeranno da soli e i codardi non indietreggeranno da soli. E’ questa la tattica d’impiego della moltitudine”
Bur, Milano 2006
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Bur, Milano 2006 Nella dodicesima legge, l’autore sottolinea come si debba mirare all’omogeneità: una moltitudine deve essere considerata come una persona sola. Si faccia in modo, ammonisce Sun Tzu, che i sensi dei soldati percepiscano tutti la stessa realtà, avvalendosi di tamburi, campane, vessilli. Ossia di tutto ciò che contribuisce a far sentire le unità dell’esercito tutte impegnate sullo stesso fronte, e partecipi della stessa battaglia. Le indicazioni sui segnali visivi e acustici, sulla scelta del terreno dove combattere, sulle posizioni da assumere e da evitare e su cose simili, sono comuni agli scrittori di strategia di tutte le epoche, tanto che Sun Tzu fa riferimento a questo “Trattato di politica militare”, manuale noto ai suoi tempi e successivamente andato perduto. E’ degno di nota l’aspetto sistematico che egli imprime a tutta la materia e la metodologia attraverso cui la introduce, collocandola al posto giusto tra le cose cui il comandante deve prestare notevole attenzione.
Guida Editore, Napoli 2005 Raccomanda il “Manuale d’istruzione militare”: “Nel campo di battaglia gli ordini gridati a voce non giungono abbastanza lontano; c’è bisogno di gong e di tamburi. Né possono essere visti abbastanza chiaramente gli oggetti ordinari; c’è bisogno di vessilli e di bandiere. Gong e tamburi, vessilli e bandiere, questi sono i mezzi per cui le orecchie e gli occhi dei soldati vengono attirati su un punto particolare. Solo così la moltitudine forma un corpo compatto: né il coraggioso che avanza né il pauroso che si tira indietro restano separati. Questa è l’arte di dirigere grandi masse di uomini. Nel combattimento notturno – aggiunge Sun Tzu – bisognerà fare grande uso di segnali luminosi e di tamburi, nel combattimento diurno, di bandiere e di stendardi: sono gli strumenti per influenzare gli occhi e le orecchie. Riguardo all’importanza dei segnali visivi o uditivi, oggi parliamo di comunicazioni abbondantemente e in vari ambiti, e sappiamo bene quanto queste siano decisive in ogni operazione.
Oscar Mondadori, Milano 2003 Il “Libro dell’amministrazione della guerra” dice: “non riuscendo a intendere le voci che impartivano gli ordini, costruirono tamburi e campane. Non riuscendo a vedersi, costruirono bandiere e stendardi. Perciò, quando combatti di giorno, usa bandiere e stendardi in gran quantità; quando combatti di notte, usa tamburi e campane in gran quantità. Tamburi, campane, bandiere e stendardi sono i mezzi per unificare le orecchie e gli occhi delle truppe. Una volta che gli uomini sono uniti come un solo corpo, il coraggioso non potrà avanzare da solo, il codardo non potrà ritirarsi da solo. Questo è il metodo per organizzare un esercito numeroso. Il “Libro dell’amministrazione della guerra”, citato in questa legge, è un trattato militare a noi sconosciuto. I segnali costituiscono una soluzione ai problemi di comunicazione militare in caso di spostamenti e di battaglia, sia di giorno sia di notte. Proprio come i segni e i simboli formano l’ossatura di una cultura, i segnali portano unità tra i militari, uniformando le disparità tra coraggio e codardia e prevenendo le azioni eccessivamente indipendenti, persino in caso di condizioni estreme determinate dalla battaglia. Così l’esercito diventa l’espressione concentrata della strategia del suo comandante.
Ubaldini, Roma 1990 Un antico testo dell’arte militare afferma: “Le parole non vengono udite: occorrono cembali e tamburi. L’occhio è debole: occorrono stendardi e bandiere”. Cembali, tamburi, stendardi e bandiere servono per attirare l’attenzione, unificando la vista e l’udito degli uomini. Quando gli uomini sono unificati, l’ardito non procede da solo, il pavido non indietreggia da solo. Questa è una regola per la coesione del gruppo.” Così, a proposito, commenta Mei Yaochen, insigne scrittore e poeta vissuto all’inizio del XI secolo d.C., mettendo l’accento sul significato militare della legge: “Significa che i soldati odono e vedono nello stesso tempo, così da non cadere nella confusione e nel disordine. I segnali servono per indicare la direzione, affinché i singoli non si perdano”. Aggiunge poi Sun Tzu: “In uno scontro notturno, ricorri a fuochi e tamburi; in uno scontro diurno, a stendardi e bandiere. Così dirigerai l’udito e la vista." I commentatori Du Mu e Wang Xi osservano come un grande spiegamento di stendardi rappresenti una reale manifestazione di forza, in grado di confondere, allarmare e intimorire il nemico.

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