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Lo schieramento è come l’acqua: la natura dell’acqua è abbandonare l’alto e raccogliersi in basso, la natura della forza dello schieramento è ritirarsi dal pieno e scagliarsi contro il vuoto. La terra determina il corso dell’acqua, il nemico determina la vittoria.
Ubaldini, Roma 1990
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Ubaldini, Roma 1990 Li Quan, un adepto taoista e delle arti marziali vissuto intorno al VIII secolo d.C., durante il regno della dinastia Tang, commenta così la ventiduesima legge: “Come assicurarsi la vittoria se non grazie al nemico? Truppe leggere non resistono a lungo: impiegate in un assedio, saranno inevitabilmente sopraffatte. Truppe pesanti reagiscono alle provocazioni: si troveranno inevitabilmente esposte. Se l’esercito nemico è ardito, umilialo; se è forte, fiaccalo. Se il comandante nemico è presuntuoso, avviliscilo; se è avido, allettalo; se è sospettoso, fagli sapere che lo spii. Ecco come assicurarsi la vittoria per mezzo del nemico.” Nel ribadire che la vittoria non ha una forma definita ma muta incessantemente, Sun Tzu invita il condottiero a valutare i cambiamenti appropriati, evitando di riproporre una strategia già applicata. Ad adeguarsi, qualunque sia lo schieramento nemico.
Bur, Milano 2006 Secondo Sun Tzu, l’acqua è una metafora della configurazione tattica strategica: nei suoi movimenti, abbandona le alture e si affretta verso il basso. Allo stesso modo, la configurazione tattica strategica abbandona il sostanziale per immergersi nel vuoto. Inoltre, come l’acqua fluisce sistematicamente conformandosi alle pieghe del terreno, così la strategia persegue sistematicamente la vittoria, conformandosi ai movimenti del nemico. In effetti, la strategia non segue una linea di tendenza costante, e l’acqua non possiede una configurazione costante. Dunque, coloro che sono in grado di conformarsi alle trasformazioni e ai mutamenti del nemico per ottenere la vittoria, vengono definiti “shen”. Questo termine, che letteralmente significa “spirito” o “soprannaturale”, definisce l’estrema capacità di adattamento, il trasformismo inesauribile, che il condottiero ideale deve possedere quale dote imprescindibile per conseguire la vittoria finale.
Guida Editore, Napoli 2005 Secondo l’autore, bisogna evitare la ripetizione delle tattiche che hanno già dato la vittoria una volta; le decisioni devono essere suggerite dall’infinita varietà delle circostanze. Le tattiche militari sono infatti simili all’acqua, che nel suo corso naturale scorre dai luoghi più elevati e si precipita verso il basso. Così, in guerra, la regola è di evitare ciò che è forte e di colpire ciò che è debole. Come l’acqua traccia il suo corso secondo la natura del terreno dove scorre, così il generale pianifica la sua tattica vittoriosa in rapporto al nemico che ha di fronte. Perciò, in definitiva, come l’acqua non mantiene una forma costante, così in guerra non vi sono situazioni immutabili. Colui che è in grado di modificare i suoi piani, adattandoli all’avversario, e in tal modo ottiene la vittoria, può essere definito un "condottiero divino".
Oscar Mondadori, Milano 2003 Dice Sun Tzu: “Ora, la forma dell’operazione militare è come quella dell’acqua. L’acqua, quando scorre, fugge le altezze e precipita verso il basso. Allo stesso modo, l’operazione militare vittoriosa evita il pieno e colpisce il vuoto. Inoltre, come l’acqua adegua il suo movimento al terreno, così la vittoria in guerra si consegue adattandosi al nemico. L’abile condottiero, pertanto, non segue una condotta prestabilita e non mantiene una forma immutabile. Modificare la propria tattica adattandosi al nemico: è questo che si intende per “divino”. In altre parole, la qualità essenziale di un’operazione militare completamente vittoriosa è il non avere una forma fissa: questo è il potere divino, che di volta in volta è necessario per ottenere la vittoria, traformandosi senza impedimenti, senza esitazioni. Si prende forma rispondendo a ciò che si incontra: il nemico, la sua disposizione, il terreno, qualunque aspetto della battaglia.

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