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Se non vuoi dare battaglia, metti il nemico su false tracce. Così non verrà contro di te, persino se gli indicassi la strada per raggiungerti tracciando una linea per terra.
Ubaldini, Roma 1990
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Ubaldini, Roma 1990 La decima legge del sesto capitolo riprende il tema dell’inganno, inteso dall’autore positivamente come “forza creativa” come “capacità d’adattamento”, come assenza di scemi preconcetti o di rigidità nei comportamenti. A proposito il commento di Zhang Yu è emblematico: “Se sei sul suolo patrio e disponi di buoni approvvigionamenti rispetto al numero dei soldati, mentre gli invasori si trovano in territorio nemico e hanno poche scorte rispetto al numero degli uomini, va a tuo vantaggio non accettare lo scontro. Se vuoi assicurarti che il nemico non muova contro di te, sebbene le tue posizioni non siano così solide, manovra in modo da confonderlo e sviarlo dalla giusta direzione. Quando Sima Yi marciò contro Zhuge Liang, questi ordinò di ammainare le insegne e di non suonare i tamburi di guerra, spalancò le porte della città e mise gli uomini a spazzare le strade. Yi, sospettando un’imboscata, richiamò le truppe e si ritirò."
Bur, Milano 2006 Dice Sun Tzu: "Se non desideriamo impegnare il nemico in battaglia, quantunque la nostra difesa sia costituita da una misera linea di confine, cambiamo continuamente postazione, mettiamolo su una falsa pista, confondiamone il senso della direzione: il nemico non riuscirà a combatterci." Espressioni come “cambiare postazione”, “mettere su false piste”, “confondere” enunciate nella decima legge, rimandano direttamente al concetto di inganno, che l'autore considera un autentico punto di forza della strategia del comandante ideale. Dunque, tanto in battaglia quanto ogni tipo di competizione, è importante non modellarsi a un comportamento standard, a modi d’agire predefiniti o ad atteggiamenti aprioristici: occorre invece essere flessibili, pronti a mutare tattica a seconda della disposizione o dell’organizzazione del nemico e, soprattutto, evitare prese di posizione schematiche. Il nemico, l’avversario, si troverà in questo modo disorientato, privo di punti di riferimento ai quali appoggiarsi.
Guida Editore, Napoli 2005 “Se non si desidera combattere, si può impedire al nemico di venire a contatto anche se le linee dell’accampamento sono appena tracciate sul terreno: è sufficiente ricorrere a qualche stratagemma che risulti incomprensibile al nemico.” Proprio il termine “stratagemma” è il fulcro di questa legge. Nello stratagemma, sinonimo d’inganno, l’avversario viene raggirato sfruttando circostanze da questo impreviste che sorgono spontaneamente oppure architettando artifizi. L’effetto è il più delle volte vantaggioso per chi lo pone in essere e dannoso per l’avversario. Esempi classici di stratagemmi sono la sorpresa, l’occultamento o il mascheramento di qualcosa di realmente esistente, la simulazione di qualcosa di falso, l’accerchiamento. Combinando inventiva e audacia, l’approccio strategico proposto da Sun Tzu fa appello ad astuzie e stratagemmi di varia natura, tesi ad evitare l’uso permanente e massiccio della forza e a ridurre le perdite umane.
Oscar Mondadori, Milano 2003 “Se non desidero dare battaglia, segnerò sul terreno una linea da difendere e il nemico non potrà darmi battaglia, perché con false tracce lo indirizzerò nella direzione sbagliata”. Le “false tracce” proposte da Sun Tzu hanno l’obiettivo di paralizzare e destabilizzare l’avversario con l’arte dell’inganno, che a sua volta rimanda a un principio caro alla tradizione cinese, quello della flessibilità'. Il cambiamento è infatti la sola certezza nel mondo e non è possibile senza flessiblità. Questo è il ritmo della battaglia, questa è l'essenza della strategia. E' il ritmo della battaglia più impegnativa che ogni essere umano possa combattere: quella con sé stesso. La regola principale da applicare nella competizione è dunque quella di non seguire nessuna regola fissa, ma di adattarsi come l'acqua a ogni circostanza, anziché tentare di condizionarla. L'abile stratega sa che a nessuno è dato di mutare qualcosa che non sia sotto la sua diretta responsabilità: l’obiettivo è sempre quello di ottenere il massimo risultato con il minimo intervento.

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