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Se desideriamo impegnare il nemico in battaglia, quantunque esso disponga di alti sbarramenti e profonde trincee, attacchiamone una postazione che sia costretto a riscattare: non potrà astenersi dal combatterci.
Bur, Milano 2006
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Bur, Milano 2006 “Coloro la cui avanzata è inarrestabile si fanno breccia persino nel vuoto. Coloro che si ritirano e non possono essere inseguiti, sono talmente veloci che non li si può raggiungere.” Con il suo contenuto pragmatico, la nona legge è emblematica del cinismo che pervade l’opera di Sun Tzu. L’autore adotta sempre un atteggiamento assolutamente concreto, vuole insegnarci a perseguire l’utile, e questo anticipando di molti secoli il nostro Machiavelli. Il comandante ideale non ha cedimenti: è sicuro di sé e dei suoi uomini. Affermazioni come queste, già valutate in precedenza, sono a proposito significative: “conoscere l'altro e se stessi - cento battaglie, senza rischi”; “non conoscere l'altro, e conoscere se stessi - a volte, vittoria; a volte, sconfitta”; “non conoscere l'altro, né se stessi - ogni battaglia è un rischio certo”.
Guida Editore, Napoli 2005 “Quando si vuole provocare la battaglia, il nemico può essere costretto allo scontro anche se è riparato dietro alti bastioni e profondi fossati: basterà attaccare altri luoghi, obbligandolo a soccorrerli.” Nella nona legge viene confermato il principio dell’adattamento, e la necessità per il comandante di adeguarsi ad esso. In questo caso occorre valutare attentamente la postazione del nemico, e adattarsi ad essa “come l’acqua si conforma al terreno”. Qualora dovessero mancare elementi concreti per conoscere il nemico, bisognerà procurarseli, provocandolo per “scoprire le ragioni della sua attività o inattività” e ciò nel rispetto del principio generale per cui la vittoria risulta dalle mosse stesse del nemico. Sarebbe però sbagliato interpretare solo in senso meccanico questi precetti: il vero obiettivo di Sun Tzu è un altro. Dalle reazioni del nemico alle provocazioni si capisce a quali criteri di pensiero esso si conforma, perché lo scontro avviene sempre, prima che sul campo, tra due intelligenze contrapposte.
Oscar Mondadori, Milano 2003 “E così, se desidero intraprendere una battaglia, il nemico non potrà sottrarsi alla lotta: perché attaccherò ciò che è costretto a salvare.” La legge riprende il principio dell’adattamento all’organizzazione del nemico e, al tempo stesso, quello della velocità di esecuzione: tutto deve essere compiuto in fretta, la strategia vincente è rapida, e si sbarazza del nemico senza neppure dargli il tempo di capire che sarà sconfitto. Sun Tzu d’altro canto ammonisce severamente coloro che si vantano delle facili vittorie, evidenti anche al nemico. Il vero stratega non sfrutta la propria forza bensì quella dell’avversario, concetto che, come già visto, sta anche alla base dell’arte marziale del judo. Il tutto senza dimenticare la convinzione alla base dell’intera opera di Sun Tzu: il trionfo può e deve, essenzialmente, essere ottenuto senza combattere. Una volta che il piano d’attacco viene perfezionato, la battaglia è già vinta nel quartier generale, muovendo abilmente le pedine nello scacchiere.
Ubaldini, Roma 1990 “Se vuoi dare battaglia contro un nemico arroccato in posizione difensiva, attaccalo in un punto che di certo vorrà difendere; così non potrà evitare di uscire alla riscossa”. Così commentano Cao Cao e Li Quan: “Taglia le vie di rifornimento, sbarra la possibilità di ritirata, attacca il governo civile”. Questo il commento di Du Mu: “Se combatti sul suolo patrio, taglia i rifornimenti all’invasore e sbarragli la strada del ritorno. Se combatti ni territorio nemico, attacca il governo civile.” La tematica dell’adattamento è sintomatica del pensiero generale di Sun Tzu: ingannare il nemico, questo è il principio della tattica. “Apparire”, piuttosto che “essere” o meglio: al fine di “essere”.
Si richiede, soprattutto, una certa flessibilità: dovremo essere in grado di cambiare strategia, se il nemico mostra di averne intuito le basi; o se invece, più semplicemente, essa non produce i frutti che vorremmo.

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