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Gli esperti nell’arte del combattere attingono al proprio potere senza chiedere nulla agli altri. Per questo sono in grado di selezionare gli altri, affidando loro incarichi di potere e di responsabilità.
Bur, Milano 2006
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Bur, Milano 2006 La nona legge del capitolo dedicato alle tecniche di controllo dell’azione militare si riferisce alla gestione, da parte del generale, delle proprie truppe. Il consiglio di Sun Tzu è quello di fare affidamento in primo luogo sul proprio potere, senza chiedere nulla agli altri. Ciò non vuol dire fare completamente a meno dei collaboratori ma, piuttosto, dare loro l’impressione che siano completamente autonomi nelle decisioni e nei movimenti mentre, in realtà, li si sta utilizzando per soddisfare i propri scopi. Per ottenere certi risultati si dovrà operare una selezione, assegnando i compiti specifici agli uomini idonei, investendoli delle responsabilità pertinenti.
Guida Editore, Napoli 2005 Il generale esperto mira all’effetto dell’energia combinata dei due metodi, quello diretto e quello indiretto, e non chiede troppo ai singoli individui poiché è abile nello scegliere gli uomini giusti e nell’impiegare l’energia combinata. E’ una legge, questa, che trova frequente applicazione nella gestione delle dinamiche aziendali e, comunque, ovunque sia presente un’organizzazione più o meno complessa, fatta di gerarchie, organigrammi, reparti. Il fattore decisivo risiede ancora una volta nel ruolo del manager, del responsabile: a lui spetta effettuare le scelte giuste, attraverso un’attenta valutazione delle peculiarità, delle predisposizioni, delle indoli di chi è chiamato a eseguire i compiti. Una strategia di questo tipo, basata più su una coscienziosa organizzazione dei compiti che sulla sollecitazione dei singoli individui, è destinata a produrre esiti positivi ed è propedeutica alla vittoria finale.
Oscar Mondadori, Milano 2003 “Chi è abile in battaglia ricerca l’abilità nel proprio potere e non la pretende dalle truppe. Così si possono ripartire meglio i compiti tra le truppe e ci si affida al potere”. La vittoria, secondo Sun Tzu, non deriva dall’accumulare la forza della truppa o dal creare eroismo. Piuttosto, bisogna concentrarsi su un esercizio del potere vantaggioso per dare forma al campo di battaglia. Al centro di uno stretto passaggio, ad esempio, una sola persona può affrontarne altre cento. Così come, in inverno, il fiume impraticabile che ci separa dal nemico potrebbe trasformarsi in una strada ghiacciata. Dunque, affidandosi all’ingegno nella gestione delle operazioni militari, o strategiche in generale, non occorre ingaggiare una battaglia frontale in cui si scontrino i due eserciti. E’ questa la più grande abilità del condottiero, qui risiede la chiave per la vittoria finale.
Ubaldini, Roma 1990 “Il buon guerriero ricerca l’efficacia in battaglia nella forza dell’impeto comune, non dei singoli. Si ripartiscono i compiti tra gli uomini ma si affida l’azione alla forza dell’impeto”. Mediante tale forza, anche il codardo diventa coraggioso. E’ in tal modo possibile convogliare le capacità di ciascuno assegnando gli incarichi adeguati: il coraggioso alla lotta, il cauto alla guardia, l’intelligente alle comunicazioni: nessuno è inutile e ognuno può avere un proprio, importante ruolo all’interno dell’azione strategica. L’abilità del comandante, così come del capo o del manager, deve consistere proprio in questo: nel riconoscere le capacità, le attitudini di ciascun collaboratore e nell’unificarle nella forza dell’impeto comune, nel principale obiettivo di conseguire il successo finale.

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