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La forza d’urto di un’armata che si lancia all’attacco si deve paragonare a quella di un sasso che colpisce un uovo: questo risultato si ottiene per mezzo della conoscenza dei punti deboli e dei punti forti (propri e del nemico).
Guida Editore, Napoli 2005
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Guida Editore, Napoli 2005 La terza legge sottolinea nuovamente il concetto cardine del quinto capitolo: la forza, l’impeto, l’energia in movimento di un gruppo in azione. In particolare, l’attenzione rivolta a un’attenta valutazione dei punti deboli e dei punti di forza, tipici tanto di se stessi quanto del nemico, rimanda al ruolo fondamentale attribuito alla coordinazione, all’abilità organizzativa, al sapiente dosaggio di elementi tipici delle manovre belliche ortodosse uniti ai metodi della guerriglia. Essenziali per un buon esito dell’azione militare, sono infatti tanto il cambiamento quanto la sorpresa, con tutte le possibili varianti tattiche. E’ il modo più efficace per rendere vulnerabili le posizioni del nemico ingannandolo mediante la sua stessa psicologia.
Bur, Milano 2006 L’espressione “forza d’urto di un’armata” rimanda all’apprezzamento, più volte manifestato dall’autore, nei confronti dell’unità e della coesione del gruppo, la cui energia e il cui impeto, come già accennato, andrebbe sempre anteposto alle caratteristiche e alle capacità del singolo individuo. Ed è proprio l’apprezzamento della capacità del gruppo di fondere le caratteristiche dei singoli per agire come un unico organismo che allontana “L’arte della guerra” dall’individualismo caratteristico dei Samurai del tardo Giappone feudale, le cui stilizzate arti marziali sono diventate familiari agli occidentali. Proprio questo punto fa sì che "L'arte dell guerra" sia rimasta un irrinunciabile classico per gli eserciti asiatici: letto diffusamente ancora oggi, viene considerato insuperato nella strategia bellica.
Oscar Mondadori, Milano 2003 Un’operazione militare ha il sopravvento quando è come una pietra scagliata contro un uovo: si tratta del vuoto e del pieno. Un esercito vince grazie a una forza schiacciante: bisogna concentrare le proprie forze sul punto vuoto, dove il nemico non può opporre resistenza. Dunque, ancora una volta, un’efficace azione strategica, secondo l’autore, non può prescindere da un esame accurato degli ambiti di forza e di debolezza, del nemico in particolare, ma anche del proprio esercito. La dicotomia tra pieno e vuoto sottolinea ancora l’importanza attribuita alla contrapposizione degli opposti tipica della filosofia orientale in generale e del pensiero cinese in particolare. In questo caso, i due concetti coinvolgono direttamente l’esito dell’azione militare: il vuoto simboleggia il punto debole del nemico che, una volta individuato, rappresenterà l’obiettivo su cui puntare e significherà vittoria certa per chi compie l'attacco.
Ubaldini, Roma 1990 L’impiego di una strategia basata su una scelta consapevole, riferita a un attacco diretto o di sorpresa, permette di incrementare le proprie forze, e può essere paragonato all’attacco di un uovo contro una macina: è una questione connessa al vuoto e al sostanziale. Particolarmente efficace, nella traduzione di questa legge, è l’immagine della macina. Si tratta di un utensile che getterebbe ovunque le parti di un uovo eventualmente lanciato su di essa: è l’effetto visivo che in questo caso va sottolineato, con l’efficace immagine dell’energia che si diffonde dappertutto.
Pertanto, secondo Sun Tzu, il guerriero capace non dovrebbe andare indiscriminatamente verso il nemico, ma lascia che sia questi a venire da lui. Sta proprio in questo il principio del pieno e del vuoto, proprio e dell’avversario. Il commentatore Zhang You afferma a proposito: “la tua forza è piena fin tanto che non vai verso il nemico. Attaccare il vuoto con il pieno è come scagliare un sasso contro le uova: si romperanno di certo”.

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