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Il Cielo (il tempo) comprende yin e yang, freddo e caldo, il susseguirsi delle stagioni. Seguirlo o opporvisi determina la vittoria militare.
Oscar Mondatori, Milano 2003
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Oscar Mondatori, Milano 2003 Il cielo non rappresenta solamente l’atmosfera o il tempo, ma anche le grandi strutture universali. “seguirlo o opporvisi” si riferisce al sintonizzarsi con questi processi, atteggiamento che porta alla vittoria. Ciò non deve essere intrerpretato come il lasciarsi influenzare dall’esterno, ma piuttosto come la capacità del generale di aderire a modelli di più ampio respiro, padroneggiando così le coincidenze.
Guida Editore, Napoli 2005 Il fattore climatico (cielo in questo caso indica l’insieme dei fenomeni metereologici quali stagioni, venti, nuvole, etc) ha rivestito una fondamentale influenza nell’antichità, ma anche in epoche recenti (basti pensare alla prolungata attesa di condizioni favorevoli che precedette lo sbarco in Normandia). In chiave moderna, l’elemento climatico - meteorologico è stato tenuto in notevole considerazione nella Prima Guerra del Golfo (1991) e nella Guerra di Afghanistan (2001), meno invece nell’attacco all’Iraq del 2003.
Pillole BUR, Milano 2006 Il cielo, le condizioni atmosferiche comprendono ogni evento naturale, inquadrandolo in base alla polarità yin-yang. Come già accennato, si tratta di una contrapposizione essenziale, di centrale rilevanza nel pensiero cinese: yin è l’elemento passivo, freddo, buio e lunare; yang quello attivo, caldo, luminoso e solare. Freddo e caldo, notte e giorno, buio e luce sono contrapposizioni paradigmatiche nell’alternanza del clima, che rinviano alla coppia yin/yang. Seguire, capire, prevedere tali contrapposizioni cicliche presenti nelle stagioni e nelle epoche aiuta a comprendere ciò che è mutevole e spesso imprevedibile, compreso l’insieme delle iniziative del nemico, della controparte.
Ubaldini Editore, Roma 1990 “Non penetrare in territorio nemico con tempo sfavorevole”. In accordo con questo antico detto cinese, le regole dell’antica arte militare stabiliscono che le operazioni non vanno intraprese né in estate né in inverno, nell’interesse del popolo. Nei tempi antichi molti soldati persero le dita per il gelo nelle campagne contro i barbari settentrionali, altri ancora soccombettero alle febbri combattendo le tribù meridionali. Questo fu il risultato di avere intrapreso operazioni in inverno e in estate.

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