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Lo scopo della difensiva è acquistare l’imbattibilità, lo scopo dell’offensiva è approfittare della vulnerabilità del nemico. Un comandante che riesce ad evitare la sconfitta, non per questo è necessariamente in grado di battere il nemico. Perciò vale il detto: ”Uno può sapere come vincere senza per questo vincere necessariamente”
Guida Editore, Napoli 2005
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Guida Editore, Napoli 2005 Sun Tzu procede nel confronto tra tattica offensiva e strategia difensiva, sottolineando come le due attitudini siano tenute insieme da un principio classico della strategia: conservare l’iniziativa, cioè la libertà di scegliere. A questo proposito possono instaurarsi interessanti paralleli con lo storico dell’antica Grecia Tucidide e Niccolò Machiavelli. Ha scritto Tucidide: “l’utile s’accompagna sempre con colui che meno errori commette”; e ancora “io temo maggiormente gli errori nostri che i disegni dei nemici”. A sua volta Machiavelli ha scritto: “gli errori che si fanno nell’altre cose, si possono qualche volta correggere; ma quelli che si fanno nella guerra, sopravvenendo subito la pena, non si possono emendare”.
Bur, Milano 2006 A corredo della terza legge, l’autore introduce un detto: “Si può essere a conoscenza del modo in cui vincere il nemico, senza metterlo in pratica. Quelli che non possono vincere, devono resistere all’attacco, quelli che possono vincere devono attaccare”. Viene qui introdotto un concetto tanto semplice quanto profondo: a volte non è sufficiente essere a conoscenza dei principi, della teoria, del funzionamento di una strategia perché essa possa essere vincente. Per renderla efficace, per mettere a frutto il proprio bagaglio di conoscenze, occorre porsi costantemente alla prova, applicare concretamente le strategie e le tattiche che si sono apprese. In termini di vita quotidiana, Sun Tzu ci insegna che a poco serve acquisire nozioni e competenze, se ad esse non segue un esercizio di costante traduzione e messa in opera delle stesse su un piano reale e concreto.
Oscar Mondadori, Milano 2003 “Così i generali esperti sanno rendersi invincibili, anche se non possono provocare la vulnerabilità del nemico. Perciò vale l’affermazione che si può sapere come vincere, senza necessariamente vincere”. Nella terza legge del quarto capitolo, l’autore descrive il rapporto tra vittoria ed errore, considerando la vittoria come il risultato di una serie di azioni la cui correttezza di base consiste nel non commettere errori, poiché questo è, già di per sé, un danno inferto al nemico, un indebolimento della sua posizione. La tattica della guerriglia, ad esempio, sfrutta appieno questo aspetto: il “mordi e fuggi” fa sostanzialmente parte della difensiva, poiché non prevede che si ingaggi un combattimento in piena regola. E’ uno stillicidio di risorse cui si sottopone l’avversario che può solo contare le proprie perdite.
Ubaldini, Roma 1990 “Invincibilità in se stessi, vulnerabilità del nemico. Anche se non possono provocare la vulnerabilità del nemico, sanno tuttavia rendersi invincibili: così agiscono gli abili guerrieri”. Sun Tzu invita il condottiero a mantenere disciplinato l’esercito, a tenersi costantemente preparato allo scontro, a cancellare le proprie tracce e a nascondere la propria forma, rendendosi imprescrutabile all’esterno. Gli consiglia di muoversi all’attacco nel momento in cui si renda conto di potersi avvantaggiare sul nemico. Se il nemico infatti non presenta uno schieramento che possa essere oggetto di valutazione, non mostra brecce o apparenti cedimenti rispetto ai quali potersi avvantaggiare, sarà molto difficile sconfiggerlo, pur disponendo di un buon equipaggiamento. Aggiunge l’autore: “se nascondi la tua forma, cancelli le tue tracce e ti mantieni fermamente preparato, sarai invulnerabile. Ma se la forma della forza o della debolezza nemica non si manifesta all’esterno, come puoi avere certezza della vittoria?”.

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