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Il potere politico può essere d’intralcio alla conduzione della guerra in tre modi:
- quando ordina manovre d’attacco o di ripiegamento impossibili;
- quando turba lo spirito degli ufficiali intervenendo in questioni su cui non è competente;
- quando diffonde la diffidenza nei comandi immischiandosi, senza averne la competenza, nella distribuzione degli incarichi.
Guida Editore, Napoli 2005
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Guida Editore, Napoli 2005 Il nucleo dell’esercito è dato dai comandanti, i quali dipendono a loro volta dai principi, rappresentanti del potere politico. Quali potrebbero essere le mancanze di questi ultimi? C’è una situazione che Sun Tzu definisce “imbrigliare l’armata”, laddove non viene sfruttato il potenziale offensivo di una guarnigione e il principe, inopportunamente, la stimola alla ritirata o all’avanzata. Un’altra mancanza del principe si evidenzia allorché costui non sappia avvalersi delle rispettive unità dell’esercito, poiché ne ignora i compiti specifici, o le responsabilità specifiche, nell’ambito della gerarchia militare. Da questo punto di vista, sarà perfettamente inutile disporre di forze soverchianti, se non si sa come utilizzarle: certi comportamenti disorienteranno l’esercito, ostacolando una vittoria altrimenti inevitabile. Torniamo a un concetto già in precedenza espresso ed applicabile a vari ambiti della vita sociale: quello della necessità, da parte del leader, di riconoscere quando il conflitto va affrontato o quando si potrebbe evitare, di capire come dosare le proprie forze, di mirare, con le proprie azioni, ad accrescere l’omogeneità e la coesione del gruppo che comanda.
Bur, Milano 2006 I modi in cui un principe può arrecare danni alla propria armata sono tre. Quando ignora che essa non può avanzare, e la stimola a questo; oppure quando ignora che essa non può indietreggiare, e la stimola a farlo: ciò viene definito “imbrigliare l’armata”. Quando ignora i compiti specifici delle rispettive unità dell’armata e ordina di attaccare disorientandone gli ufficiali. Quando ignora l’autorità degli ufficiali e affida a tutti le stesse responsabilità, suscitandone le incertezze. Le conseguenze? Quando le unità dell’armata vengono disorientate e rese incerte, i nemici le metteranno in difficoltà, determinandone inevitabilmente la sconfitta. Torniamo, con questa legge, al rapporto tra potere politico e potere militare. Secondo Sun Tzu, per evitare difficoltà di vario tipo l’attività militare deve essere autonoma, e al tempo stesso gli ufficiali designati alla carica di generale devono essere leali e capaci. Un governo civile che comandi l’esercito, sconfinando in quelle che non sono le proprie competenze e attribuzioni, non può che generare confusione nei soldati, che sono avvezzi alla disciplina e ai regolamenti militari.
Oscar Mondadori, Milano 2003 Su Tzu individua tre distinte modalità con le quali i governanti, e in generale il potere politico, danneggiano l’esercito, e dunque il potere militare. In primo luogo, all’oscuro della situazione potrebbero ordinare all’esercito di avanzare o di ritirarsi nel momento sbagliato (tale eventualità è nominata “legare l’esercito”). In secondo luogo, pur ignorando le arti della guerra, si potrebbero incaricare del comando dell’esercito (e questo è detto “confondere i soldati”). In terzo luogo, pur ignorando l’arte delle manovre, potrebbero dirigere ugualmente le operazioni (questo è “disorientare i soldati”). E’ sottolineata in tal caso la distinzione tra procedura civile e militare: lo stato si governa con l’umanità e la giustizia, l’esercito no. L’esercito si guida mediante le manovre, lo stato no. E se i comandanti militari sono affiancati da funzionari civili che, ignoranti della strategia della guerra, hanno l’incarico di condividere la responsabilità del comando, la gerarchia risulta disunita e i soldati disorientati, cosa che allontanerà quasi irrimediabilmente la vittoria.
Ubaldini, Roma 1990 Se un generale difetta dell’abilità organizzativa che consiste nel valutare gli ufficiali e assegnarli a incarichi dove possano esprimere al meglio le proprie capacità, e distribuisce le cariche alla cieca senza riguardo al valore individuale, anche in questo modo si ottiene di disorientare l’esercito. Il commentatore cinese Huang Shigong ha detto: “chi è abile nella distribuzione degli incarichi sa impiegare l’intelligente, il coraggioso, l’avido e lo stupido. L’intelligente agisce per aumentare il proprio merito, il coraggioso spinto dall’ambizione, l’avido per ottenere profitto e lo stupido non si dà pensiero della morte”. E quando le truppe sono dubbiose sul proprio dovere e perplesse su cosa fare, il nemico si avvantaggerà di tale disorganizzazione e ne trarrà vantaggio, riportando una più che probabile vittoria.

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