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Il generale è la salvaguardia dello Stato. Se la salvaguardia è completa, lo Stato sarà indubbiamente forte. Se la salvaguardia è incompleta, lo Stato sarà indubbiamente debole.
Oscar Mondadori, Milano 2003
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Oscar Mondadori, Milano 2003 Lo Stato è considerato da Sun Tzu come il bene supremo, l’entità della quale dobbiamo preservare l’integrità. Il generale è il suo protettore, e solo quando le sue qualità sono pienamente manifeste egli potrà assicurarne il benessere. L’importanza del ruolo del generale sta nel fatto che, in senso esteso, le sue qualità non appartengono soltanto al condottiero, ma sono riscontrabili nel tipo ideale di “uomo perfetto”, destinatario della filosofia di Sun Tzu. I consigli del maestro infatti travalicano l’angusto luogo del campo di battaglia al quale, comunque, in primo luogo vanno applicati. Proprio riferendoci all’ambito militare, l’attaccamento sistematico e acritico a qualsiasi tipo di strategia, per quanto buona, porterà alla sconfitta. Secondo l’autore, e qui sta la forza del suo insegnamento, la migliore strategia si basa sulle circostanze particolari: bisogna valutare la forza del nemico, paragonarla alla nostra e agire di conseguenza.
Bur, Milano 2006 “I comandanti militari sono il supporto dello Stato. Se il supporto è perfetto, lo Stato è certamente forte. Se il supporto è manchevole, lo Stato è certamente debole”. Il rapporto tra condottiero e Stato si riflette automaticamente nell’equilibrio del corpo sociale: il comandante ideale sa quando è necessario affrontare un avversario, e quando invece il confronto va evitato. Sa anche dosare le proprie forze, e mira a produrre, con le proprie azioni, una certa omogeneità nel corpo sociale, affinché tutti i membri cooperino con lui, aiutandolo a perseguire i propri fini. Questo tipo d’uomo non si farà mai trovare impreparato, poiché studierà minuziosamente ogni situazione, nuova o difficile, che potrà presentarglisi. Così sarà sempre se stesso, unicamente preoccupato della propria autorealizzazione, e non si lascerà ostacolare da eventuali interferenze dei propri superiori.
Guida Editore, Napoli 2005 La legge anticipa un argomento che verrà ripreso successivamente: il rapporto tra generale e Stato si riflette tra potere militare e potere politico. Fermo restando il primato della decisione politica (fare o non fare la guerra), una volta che la parola è passata alle armi, l’esercizio dell’arte della guerra ha le sue regole autonome, frutto di scienza, conoscenza ed esperienza, che devono essere rispettate. Al di là delle sollecitazioni del potere politico, il generale saggio sa quando è giunto il momento di combattere e quando invece è il momento di chiudere le ostilità. Ad esempio, l’ostinazione di Hitler a Stalingrado costò molto alla Germania tanto in termini militari quanto politici, producendo di fatto il crollo della fiducia nelle capacità del Fuhrer. Il politico può avere un’intuizione che sfugge ai militari, ma tra potere politico e potere militare, nel pensiero dell’autore cinese, deve esserci sempre armonia, in quanto in guerra “il generale è il baluardo dello Stato”.
Ubaldini, Roma 1990 La forza o la debolezza di un paese dipende dai suoi generali. Se i generali collaborano con i governanti e sono abili, il paese è forte. Se non collaborano con i governanti e custodiscono doppiezza nel cuore, il paese è debole. In base a tale assunto, è imperativa l’adozione della massima cautela nell’assegnare incarichi di responsabilità. In particolare, la completezza di un comandante sta nell’abilità e nell’intelligenza: i generali devono impiegare capacità e sagacia in tutte le operazioni, devono mettere in atto una strategia efficace, tale da non essere scoperta dal nemico. Se nella strategia, nel piano d’attacco, è infatti presente anche una minima falla, il nemico può trarne vantaggio, attaccare e dunque indebolire il paese.

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