Advertisement
Home page    
Combattere e vincere cento battaglie non è prova di suprema eccellenza. Il fine ultimo, la suprema abilità consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere.
Guida Editore, Napoli 2005
indice
Guida Editore, Napoli 2005 In questo capitolo Sun Tzu introduce il suo principio più noto: “La suprema abilità consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere”. Come già accennato in sede di commento alla precedente legge, la Guerra Fredda rappresenta la realizzazione storica più aderente a tale enunciato. Una guerra atipica, combattuta senza armi e risoltasi, in fondo, in un confronto durato quarant’anni tra due sistemi produttivi: quello occidentale, fondato sull’economia di mercato e sul pluralismo politico e quello orientale, fondato sull’economia collettivizzata e pianificata, oltre che sul monolitismo politico. L’adozione, da parte di entrambe le superpotenze, della “strategia indiretta” di Sun Tzu, ha ratificato l’abbandono, per quanto riguarda la gestione della Guerra Fredda, della strategia di Von Clausewitz, mirante all’annientamento della forza militare nemico in una battaglia tra eserciti di stampo napoleonico. La razionale impossibilità di procedere a una guerra nucleare esaltò infatti una strategia fondata sull’obiettivo di indebolire progressivamente la volontà del nemico fino al punto di ottenerne la resa senza ricorrere alla guerra.
Bur, Milano 2006 “La strategia migliore è quella che fa fallire i piani dell’avversario; quella immediatamente successiva fa fallire i negoziati; quella ancora successiva fa fallire le strategie rivali e quella più infima consiste nell’attaccare le fortezze”. Si tratta di un principio già ribadito altrove, ma che in questo capitolo acquista una rilevanza particolare, dato lo specifico riferimento all’elaborazione di un “piano d’attacco”. Si consideri, a proposito, qual è la strategia ottimale secondo Sun Tzu: quella che tende a far fallire i piani del nemico, per preoccuparsi solo in un secondo tempo, se la prima condizione è stata disattesa, di farne fallire le alleanze; essa è anche quella che mira, se le precedenti condizioni non vengono realizzate, a far fallire il modello strategico avversario. Tale obiettivo costituisce uno stadio molto impegnativo dell’arte bellica: infatti, se si arriva a perseguirlo, c’è il rischio di essere sconfitti, nella misura in cui si offre al nemico l’opportunità di mettere in pratica i suoi modelli strategici.
Oscar Mondatori, Milano 2003 Di suprema importanza per Sun Tzu è sconvolgere la strategia del nemico. In secondo luogo occorre spezzare le sue alleanze e poi, ma solo come scelta estrema, attaccare il suo esercito e assediare le città fortificate. L’approccio che consiste nel conquistare intero e intatto il nemico si concentra per prima cosa sulla strategia dell’avversario, cercando di far crollare la coerenza dei suoi piani: si tratta di una battaglia che si svolge interamente a livello mentale. La seconda mossa consiste nel dividere gli alleati del nemico, ovvero i legami che tengono insieme il suo mondo. Solo in seguito potrà essere utile impegnare le forze del nemico secondo i metodi militari convenzionali: l’assalto basato sulla mera forza costituisce la strategia meno efficace. Questo modo di fare la guerra protegge in definitiva l’integrità dello stato, cercando più la vittoria che la conquista.
Ubaldini, Roma 1990 “Chi vince tutte le battaglie non è realmente abile. Realmente abile è chi rende inutilizzabili le armate nemiche senza combattere”. Indurre i nemici ad arrendersi spontaneamente senza arrivare allo scontro: questa è la vittoria più grande a parere di Sun Tzu.
Ho Yanxi, vissuto in Cina intorno all’anno 1.000 durante la dinastia Sung, narra a proposito una vicenda indicativa: “Wang Po, della seconda dinastia Han, ritornò all’accampamento dopo avere sconfitto Chu Chien e Su Mo. Questi si riorganizzarono e tentarono di attirarlo in un nuovo scontro, ma Wang Po rifiutò di muoversi. Mentre Wang Po offriva un banchetto agli ufficiali, gli uomini di Su Mo fecero cadere sull’accampamento una pioggia di frecce, una delle quali si conficcò in un barilotto di vino proprio davanti a Wang Po. Ma questi rimase seduto tranquillamente, senza il minimo turbamento. Uno degli ufficiali disse che Su Mo era al limite della resistenza e propose di muovere all’attacco. Ma Wang Po si oppose, dicendo: - I mercenari di Su Mo vengono da lontano e sono a corto di provviste, per questo tentano il tutto per tutto. Io terrò i soldati al riparo nell’accampamento, questa è senza dubbio la cosa migliore - ”.

Pubblicazione a cura del Servizio Marketing di IdroLAB S.r.l. - Via Dell'Arrigoni, 220 - 47023 Cesena (FC) - P.IVA 03210620963 Tel. +39 0547 61.37.80 - Fax. +39 0547 36.77.47 - E-mail: suntzu@idrolab.net. Le pubblicazioni sono state autorizzate dalle rispettive Case Editrici. Le sintesi dei commenti riportati nelle varie edizioni sono a cura della nostra redazione.